Archive for Aprile, 2009
Apr
27
Posted by vitavera on
Aprile 27, 2009
Nella vita di fede non ci sono solo vittorie, ma anche fallimenti ed errori.
Ci sono state volte in cui sono caduta a terra sconfitta. Ci sono stati momenti in cui mi sono mancate la grazia necessaria, la sapienza e la prudenza. Allora Satana rideva e diceva: Sei solo una fallita; abbandona la tua lotta, rinuncia. Allora, invece di stare in quella posizione di disfatta, ho permesso al Signore di rialzarmi ed ai piedi della croce ho ammesso il mio fallimento. Là ho pianto e gridato ed ho chiesto pietà al Signore.
Ho imparato dagli errori e dalle sconfitte. Per la grazia di Dio ho imparato a non sottovalutare i miei errori e i miei fallimenti, ma, anzi ad affrontarli.
Dio non ci rincorre con un bastone per punirci quando sbagliamo. Se confessiamo i nostri sbagli Egli amorevolmente ci rialza e ci dice di riprendere il cammino. Fallimento e sconfitta mi hanno fatto accostare a Gesù in misura sempre maggiore. Non serve stare giù nella polvere quando si sbaglia, perché Satana ne approfitta per affossarci di più.
Non dobbiamo rinunciare al Signore perché abbiamo sbagliato. Satana è là pronto a fere banchetto di noi come un avvoltoio quando ci vede cadere. Uno dei suoi trucchi preferiti è il convincerci che non siamo abbastanza perfetti o che non ce la faremo a rialzarci dalle nostre miserie.
Nella Bibbia leggiamo che alcuni dei più grandi uomini di Dio hanno peccato. Il re Davide, potente guerriero e salmista, peccò contro Dio. Egli prese la moglie di un
altro e complottò in modo da farne uccidere il marito. Ma Davide si pentì, affrontò il suo fallimento e confessò il suo peccato.
Egli trovò perdono e pace con Dio e continuò la sua vita combattendo e vincendo molte altre battaglie.
Anche Giacobbe fu un uomo di preghiera e una volta combatté con un angelo. Ma anche lui commise errori. Ingannò il suo vecchio padre rubando la benedizione e l’eredità di suo fratello. Disprezzò sua moglie Lea perché era innamorato di Rachele. Giacobbe fu preso in una ragnatela di falsità, inganno ed infedeltà. Eppure fu anche un grande uomo di Dio.
Anche Pietro tradì Gesù quando questi aveva più bisogno di lui. Ma Pietro si pentì. Si alzò dalle ceneri del tradimento per essere il grande predicatore del giorno della Pentecoste.
Questi ed altri uomini vinsero la sconfitta per servire Dio con rinnovata pace, potere e grandezza. Tutti commettiamo errori, nessuno è perfetto.
Anche l’apostolo Paolo scrive ai romani: “…infatti il bene che voglio non lo faccio; ma il male che non voglio, questo faccio…”; e prosegue col dire: “Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”
La risposta: “Ringraziato sia Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. Solo per mezzo di Gesù Cristo noi possiamo vincere.
Dobbiamo guardare in alto, non dentro noi stessi quando abbiamo peccato o sbagliato. Dobbiamo affrontare i fallimenti, gridando a Gesù, aggrappandoci a Lui, mettere le cose in ordine e poi alzarsi e proseguire il cammino con Dio ad altezze e profondità maggiori.
(Doreen Irvine)
Apr
17
Posted by vitavera on
Aprile 17, 2009
Sappiamo che nella Sacra Bibbia, Dio spiega chiaramente come si è formato il mondo. Infatti in Genesi 1:1 leggiamo “ Nel principio Dio creò i cieli e la terra”! Quando l’uomo nega questo principio, apre le porte a teorie che sono fondamentalmente false e inconsistenti e che generano solo confusione, data la loro impossibilità ad essere provate.
Queste teorie si rifanno soprattutto a Charles Darwin, che fu proprio il padre dell’evoluzionismo, ma anche lui sul suo letto di morte dovette arrendersi davanti all’evidenza biblica e rimpianse amaramente di aver seminato menzogne e confusione nella sua vita.
Il suo incontro con Elizabeth Reid, chiamata anche Lady Hope di Northfield (Inghilterra) fu determinante infatti, questa donna di grande fede, fu spesso al suo capezzale prima della sua morte.
Questo è ciò che scrisse circa il suo incontro con Darwin:
“ Era uno di quei luminosi pomeriggi autunnali, dei quali qualche volta possiamo godere in Inghilterra, quando mi fu chiesto di andare a fare visita a Charles Darwin.
Di solito, quando lo vedevo, pensavo che la sua raffinata presenza raffigurata in un quadro, sarebbe stata benissimo nella nostra Royal Academy, ma non ci avevo mai pensato così tanto come in questa occasione.
Era seduto sul letto, sollevato da cuscini, e guardava un bosco e distese di campi di granoturco che si stendevano a perdita d’occhio. Il suo sguardo era perso in quell’incanto, sotto la luce di quel meraviglioso tramonto.
Il suo viso si illuminò di piacere, quando mi vide entrare nella stanza. Mi fece segno, con la mano, di guardare verso la finestra, puntando il dito verso quella meravigliosa scena serale. Nell’altra mano aveva la Bibbia aperta, che studiava sempre.
“Cosa stai leggendo, ora?” chiesi.
“Ebrei” mi rispose. “Io lo chiamo il Libro Regale.”
Poi puntò il dito ad un certo passaggio e ne fece il commento.
Io feci alcune allusioni alle forti opinioni espresse da molti sulla storia della creazione e su come trattavano i primi capitoli del libro della Genesi. Lui sembrò afflitto, le sue dita si contrassero nervosamente ed uno sguardo di agonia oscurò il suo volto e disse:
“ Ero un ragazzo, con idee non ancora formate. Tiravo fuori informazioni e suggerimenti, stupendomi tutte le volte riguardo a tutto. E con grande sorpresa, le mie idee si sparsero come un fuoco selvaggio. La gente ne fece una religione.”
Fece una pausa e dopo alcune frasi sulla santità di Dio e “la grandezza di questo Libro”, guardando teneramente verso la Bibbia, che teneva fra le mani in ogni istante, disse:
“Io ho un padiglione, in giardino, il quale può ospitare circa trenta persone. Si trova laggiù (puntando il dito verso la finestra aperta). Desidero tanto che tu possa parlare là. Lo so che vai a leggere la Bibbia nei villaggi. Domani pomeriggio inviterò alcuni operai, alcuni inquilini e qualche vicino a venire. Parlerai loro?
“Di che cosa dovrei parlare?” Gli chiesi.
“ Di Gesù Cristo!” mi rispose con una chiara ed enfatica voce, aggiungendo poi, in tono più basso “… e della Sua Salvezza. Non è quello il tema migliore? Poi vorrei che tu cantassi alcuni inni con loro. Li guiderai con il tuo piccolo strumento. Lo farai, vero?”
Non dimenticherò mai il bagliore del suo volto mentre parlava. Poi aggiunse:
“ Se comincerai l’incontro alle tre, questa finestra sarà aperta e tu saprai che io mi unirò ai cantici.”
In questo racconto biografico, possiamo vedere il grande rispetto che egli aveva della Bibbia e anche il suo sincero dispiacere per aver portato all’errore moltitudini di persone con le sue teorie. Solo nella Parola di Dio possiano trovare la vera risposta a tutte le nostre domande: chi siamo, da dove proveniamo….e dove stiamo andando. Queste risposte saziano l’intimo di ogni uomo e lo conducono in questo viaggio terreno, al sicuro e diritto verso la meta.
Apr
06
Posted by vitavera on
Aprile 6, 2009
“Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio. Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire. Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: “Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze”. Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio; altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero. Allora il re si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città. Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali. Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”. Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».” (MATTEO 22:1-14)
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Il testo sopra riportato è una delle parabole che Gesù ha raccontato durante la sua vita. In questo caso, Egli sta usando queste parole per far capire il regno di Dio. Tuttavia questo racconto non va considerato valido solo per chi si trovava con Gesù in quei tempi, ma è importante e attuale allo stesso modo ancora oggi. Infatti, caro amico e lettore, considera queste parole un invito “personale” ad ascoltare la voce di Dio che ti chiama e ti invita ad entrare nel Suo regno.
È abbastanza evidente l’appello e la chiamata che Dio rivolge a ciascuno di noi. Egli manda a chiamare … una prima e una seconda volta (versi 3 e 4).. Questi due versi, appunto, rappresentano tutte le occasioni che noi abbiamo di incontrare il Signore; magari mentre leggi questi versi, ti stai ricordando di qualche evento specifico, o di un invito da parte di qualche”servo” del Signore ad andare in chiesa, ma come quelle persone descritte nella parabola, non ti è interessato accettare quell’invito e hai preferito prestare attenzione a cose più “concrete” come il lavoro, le amicizie, la vita di tutti i giorni, ecc. Magari come quelle persone hai trattato male chi ti ha parlato di Gesù e hai rifiutato quell’invito. Sappi però, che se rifiuti l’invito del Signore, continuerai a vivere la tua vita in modo vuoto e senza uno scopo. Grazie a Dio però il Signore, non si scoraggia dopo soli due tentativi, ma manda i suoi servi a chiamare nuovamente altre persone, anzi tutte le persone che incontrano (verso 9 e 10), indistintamente se sono buoni o cattivi, sani o malati, poveri o ricchi, felici o depressi, giusti o peccatori. La chiamata del Signore è per tutti, che tu ti senta apposto o meno perché tutti dovremo un giorno rendere conto della nostra vita a Dio. Continuando a leggere il testo, vediamo che la sala del re era piena di commensali e tra questi il re nota un invitato in particolare che non aveva l’abito da nozze (verso11). A questo punto, il re si avvicina a questo invitato e gli dice:” AMICO, COME sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” Le due parole sottolineate indicano rispettivamente due cose: il Signore chiama”amico” quella persona nonostante l’oltraggio, l’affronto che questi gli aveva fatto, andando alle nozze, in presenza del re senza l’abito adatto. La seconda parola invece stimola ambiguità; infatti sarebbe stato più logico trovare “perché” sei entrato qui senza abito di nozze, anziché “come”. Ma riflettendo bene, il “perché”, indica appunto anche lo stupore del re che dice; “come mai”, “come hai fatto ad entrare qui senza l’abito di nozze”; poiché è impossibile stare alla sua presenza senza l’abito adatto. Nessuno lo può fare, anche se indossiamo l’abito del buonismo, l’abito delle buone opere, l’abito del dopotutto non faccio niente di male ecc. L‘unico abito che ci permette di entrare nel regno di Dio è l’abito della salvezza, e l’unico che ti può dare quell’abito è Gesù, che lo ha comprato per me e per te pagandolo a caro prezzo, pagandolo con il proprio sangue, con la propria vita. Purtroppo da qui in avanti, gli eventi e le conseguenze sono terribili per quell’uomo e lo sono pure per te se non accetti Cristo ora. Infatti il re getta quella persona nelle tenebre di fuori, lontano dal suo cospetto, con mani e piedi legati e aggiunge:” lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”, proprio perché a quel punto il giudizio e la condanna di Dio sono eterne e non resta che piangere. Il nostro testo termina con questa grandissima e triste verità:” molti sono i chiamati, ma pochi sono gli eletti”. Dio chiama tutti e non lo fa una sola volta. Vuoi comportarti come quell’uomo senza l’abito di nozze? Vuoi essere soltanto un chiamato e non un eletto? Scegli Cristo ora e prendi da lui la salvezza e la redenzione della tua anima, solo così potrai celebrare le nozze del Re e regnare con lui per l’eternità.
( Francesco Monzo )
p.s. se non hai una copia della Bibbia, scrivici, saremo ben lieti offrirtene una.