VITA VERA

Gesù disse: ” io sono la Via, la Verità e la Vita!!!”

Archive for Maggio, 2009

Mag
23

Ho fatto una promessa

Posted by vitavera on Maggio 23, 2009

(Tratto dal libro di Nicola Legrottaglie “Ho fatto 1 promessa”, giocatore della Juventus)

Oggi sono un cristiano in pace con se stesso e con gli altri. Ho imparato a perdonare: prima invece, nella mia vita senza Gesù, lo facevo molto meno. E siccome i calciatori hanno un ruolo pubblico vorrei portare una semplice testimonianza. La mia vita testimonia di come si possa cambiare; di come l’ingresso di Gesù nell’esistenza di una persona possa davvero e radicalmente scuotere le sorti di quest’ultima. Il perdono, la comprensione, la fratellanza, l’amore e il rispetto sono soltanto alcuni dei sentimenti che fanno capo a valori che oggi vengono spesso calpestati.

Ho conosciuto persone grandissime e di uno spessore morale altissimo: non tutte belle esteriormente, non tutte da copertina di qualche rivista di gossip, ma tutte ricche di fede e straordinarie per essere sorelle e fratelli miei in quanto figli di Dio.

Impiego il mio tempo ad approfondire la Bibbia, il mio libro preferito, perché in esso trovo ogni risposta. La sera vado a letto pregando di essere stato un buon cristiano. La mattina mi sveglio ringraziando Dio per il giorno che mi ha donato e chiedendo che mi assista. Credo che la fede sia un po’ come il calcio: se non ti alleni non combini nulla.

C’è una cameretta e c’è un bambino che pregò Dio con cuore sincero di essere un calciatore. C’è quella promessa che è stata mantenuta. Quel bambino oggi è qui. Non ha molte cose da dire. Se non che fa il calciatore e cerca di essere un buon cristiano. E questa è solo la sua testimonianza. Per il resto, appunto, sarà quel che Dio vorrà.

Mag
21

Lodiamolo!

Posted by vitavera on Maggio 21, 2009

Si racconta che un giorno, un’anziana signora, chiese udienza al Presidente americano Abramo Lincoln. Mentre entrava nel suo ufficio, egli si alzò e le formulò la domanda di rito:

-       “Signora cosa posso fare per lei?”

-       E la donna “Signor Presidente non sono venuta per chiederle qualcosa, ma per offrirle uno dei suoi dolci preferiti”!

Il Presidente restò molto colpito dal gesto dell’anziana donna, riferendole che era la prima persona a non avergli chiesto nulla incontrandolo.

La donna ritornò a casa sua tutta allegra, soltanto perché aveva reso felice questo potente uomo.

Quante volte nel momento del bisogno ci siamo  rivolti a Dio per chiedere aiuto o conforto ma purtroppo spesso dimentichiamo che Dio desidera anche essere lodato, benedetto, ringraziato, proprio perché è fedele.

Pensando a Lui abbiamo tanto di cui ringraziarlo, primo fra tutti perché ci ha donato Gesù “per essere il Salvatore del mondo” (1 Giovanni 4:14), ma anche per tutte le cose che fa per noi ogni giorno e per l’importanza che ha nella nostra vita.

La Bibbia dice “ Lodate l’Eterno, perché è cosa buona salmeggiare al nostro Dio; perché è cosa dolce e la lode si addice a Lui” (Salmo 147:1)

 

Mag
13

C’è un nome nuovo ora scritto in gloria (2 parte)

Posted by vitavera on Maggio 13, 2009

(2 parte)

Fino a due anni fa, entrando in chiesa, magari in occasione di una festa solenne, di quelle in cui era assolutamente richiesta la partecipazione con l’abito (esteriore) buono, lo sguardo e la mente sovente rimanevano intenti ad ammirare solo le bellezze architettoniche, a percepire i profumi dei ceri e dell’incenso, ad ammirare la bellezza delle statue, dell’organo a canne ecc.; per l’occasione mi dedicavo allo scambio dei regali, offrivo denaro per rendere possibile la baldoria in piazza e lo sparo dei fuochi pirotecnici. Uno degli impegni maggiori che richiedeva il maggior dispendio di risorse, riguardava il pranzo da consumare con parenti e amici… che mangiata!!!     Poi la festa passava, lasciandomi così come mi aveva trovato; avevo trascorso un giorno di devozione superficiale nel rispetto della tradizione, avevo esaltato figure che non erano “Il Signore” rendendo così “falso e vuoto” il mio rapporto con Dio.      Ero convinto che con la mia partecipazione fisica stessi svolgendo diligentemente il mio dovere di cristiano e non mi rendevo conto di quanto male facessi al Signore, l’unico a cui avrei dovuto dedicare l’attenzione e la lode. “Smettete di portare offerte inutili; l’incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l’iniquità unita all’assemblea solenne. L’anima mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite; mi sono un peso che sono stanco di portare.” (Isaia 1:13, 14)                                                                                                           Quando uscivo fuori dalla chiesa, così come dalla macchia, e respiravo a pieni polmoni, non ero affatto consapevole che, rivolgendo la mia attenzione ad altro, io senza saperlo avevo calpestato e offeso la volontà di Nostro Signore. “è proprio me che offendono, dice il Signore, non offendono essi loro stessi, a loro vergogna?” (Geremia 7:19)                                                                                                                                 Lui però, nonostante tutto, era pronto a farsi riconoscere donandomi la gioia di poterlo accettare nella mia vita. “Poi venite e discutiamo, dice il Signore: anche se i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come la porpora diventeranno come la lana” (Isaia 1:18). Ora la domanda era: cosa volevo fare? Conformarmi all’idea comune rispettando la tradizione,  o uniformarmi alla volontà di Dio leggendo e seguendo la Sua Parola? Ma lode sia resa al Signore perché Egli nella Sua bontà già stava operando in me.

Quando nel mio cuore si affacciò l’ipotesi che forse, chi mi stava parlando di Gesù       in maniera così diversa e accorata non avesse tutti i torti;

Quando nella mia mente si fece sempre più forte il desiderio di verificare ciò che       mi veniva detto, confrontandolo con le parole della Sacra Bibbia;

Quando, dopo innumerevoli confronti e riscontri, il Signore fece cadere dai miei   

occhi le scaglie della presunzione;

Quando mi resi conto che la Bibbia non è difficile da capire, la si capisce benissimo                             

(nonostante alcune gerarchie si affannino a ripeterci che vada letta sotto la “guida” di        persone capaci)  “Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra guida, il Cristo” (Matteo 23:10);

Quando capii che il vangelo è facilmente comprensibile, è difficile solo da accettare, a causa della malvagità che è insita in ognuno di noi  “Il Signore ha detto: Poiché questo popolo si avvicina  me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini…” (Isaia 29:13);

Quando raggiunsi la consapevolezza che noi possiamo piacere al Signore e godere della Sua presenza, solo se le Sue parole parlano al nostro cuore prima che alla nostra mente; 

Quando mi resi conto che per piacere a Dio, dobbiamo accettare la possibilità di non piacere agli uomini “Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo”. (lettera ai Galati 1:10). 

Allora e solo allora, potetti  godere della presenza del Signore nella mia vita;                       solo allora la dolcezza delle Sue parole si impresse nel mio cuore;                                    solo allora realizzai pienamente la bellezza della vita eterna in Cristo Gesù;                        solo allora mi fu possibile vedere chiaramente quella via “dritta” che stavo percorrendo: era solamente un’affannosa rincorsa su un trampolino di lancio… “verso il baratro”;                                                                                                                               solo allora mi resi conto che, per l’orgoglio generato in ognuno di noi da satana, io continuavo a divincolarmi come un’anguilla dall’abbraccio che voleva redimermi e con una gran forma di ipocrisia mi guardavo allo specchio e dicevo: io sto a posto con me stesso e con Dio;                                                                                                          solo allora realizzai che fare opere buone (o semplicemente non farne affatto) non mi avvicinava a Dio se prima, guardando a Cristo Gesù non avessi riconosciuto il mio stato di peccatore;                                                                                                                      solo allora umiliandomi davanti al Suo sacrificio e chiedendo perdono, potetti realizzare  l’esperienza più bella della mia vita: la nuova nascita. “Gesù gli rispose: In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3: 3).

Provai a giustificarmi dicendo a me stesso che ero in buona fede e che se anche avevo peccato lo avevo fatto senza volontà. Dovetti però al contempo accettare il fatto  che il Signore mi aveva mandato l’opportunità di salvezza, prospettando al mio cuore la conversione “Ma se tu avverti l’empio ed egli non si ritira dalla sua empietà e dalla sua malvagità, egli morirà per la sua iniquità…” (Ezechiele 3:19).                                    Se dopo il messaggio della salvezza io fossi rimasto della mia convinzione, tutta la responsabilità di quella decisione sarebbe ricaduta solo su di me. “se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, essi non avrebbero colpa; ma ora non hanno scusa per il loro peccato” (Giovanni 15: 22); “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Giovanni 9:41).                               La colpa di Adamo non vale più, Gesù l’ha cancellata inchiodandola sulla croce: “Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti”…”Infatti come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti” (Romani 5: 15,19).                                                                       Ora quello che mi avrebbe condannato, sarebbe stata la colpa di non aver accettato Gesù. “Ora non avevo più scusanti, non potevo più smarrirmi in stupidi ragionamenti pretendendo di essere sapiente. Non potevo più adorare immagini dell’uomo mortale. Non potevo più adorare e servire la creatura anziché il Creatore mutando la verità di Dio in menzogna” (Romani 1:20,25).                                 

Nonostante la mia parvenza di buon cristiano, io ero morto nei miei falli e nei miei peccati senza Dio, ma Gesù con la Sua morte sulla croce mi ha acquistato, ed ora elevando il cuore posso dire con fiducia a Dio: “Abba” (Padre).  “In verità, in verità vi dico: l’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del figlio di Dio; e quelli che l’avranno udita vivranno” (Giovanni 5:25).

Padre, c’è un tesoro immenso per chi sceglie Te: la serenità della vita terrena e la certezza della vita eterna perché Tu hai detto che: “chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato”(Marco 16:16).

Signore aiutaci a credere in Te e a mantenere viva la fede nelle Tue promesse affinché, lasciandoci alle spalle le vecchie convinzioni possiamo, chiudendo gli occhi, ricercare solo il Tuo volto misericordioso e senza nessun condizionamento lodarti in Spirito e Verità.

Al Signore sia la lode e la gloria in eterno.

Donato Sangiovanni

Mag
08

C’è un nome nuovo ora scritto in gloria

Posted by vitavera on Maggio 8, 2009

Di Donato Sangiovanni (1 parte)

Dal Novembre 2007, pensando a questo mese c’è una gioia in più nel cuore, mentre una riflessione costante  allieta la mia mente.

Ripensando ai miei 43 anni di vita precedente, mi ritorna alla memoria un versetto biblico che medito sempre con grande ringraziamento al Signore:                            “in quel tempo eravate senza Dio”.

Per quanto fossi convinto di essere un buon cristiano, non avevo mai realizzato una tragica realtà:   io credevo ma non sapevo.

Io sapevo in cosa credevo, ma non avrei mai pensato che quello in cui credevo non era, secondo la Parola di Dio, ciò in cui avrei dovuto credere.

Quando mi parlarono le prime volte di un Signore vivente, la logica mi portava ad intuire che il mio credo seguiva una strada sbagliata anche se a me sembrava l’unica degna di considerazione. Era la mia via e non solo, era la via che tutti seguivano e per questo non poteva essere sbagliata; la Bibbia però, nel Libro dei Proverbi al cap.14 mi avvertiva che  “V’è tal via che all’uomo par dritta, ma finisce col menare alla morte”.             La mente ed il cuore cominciavano a dubitare ma l’orgoglio non mi permetteva cedimenti o ripensamenti, io non mi sarei “piegato” e al contempo mi beffavo di loro dicendo: questi non capiscono niente, non riusciranno a raggirarmi, mentre una crescente presunzione mi portava a ripetermi: io sono nel giusto. Ma ancora la Parola del Signore mi parlava dicendomi che: “Chi rifiuta l’istruzione disprezza se stesso, ma chi da retta alla riprensione acquista senno”.( Proverbi 15: 32). Mentre Gesù stesso in  (Matteo7:26,27) dice: “E chiunque  ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia… e la sua rovina è stata grande”. Versi biblici che, come tanti altri potrebbero sembrare solo belle parole o piccole pillole di saggezza, ma furono completamente chiari in una meravigliosa sera di Novembre in cui la mia vita cambiò!

Novembre è il mese autunnale in cui, per chi è nato in un paese di campagna, ci si dedica alla ricerca di una tipologia di funghi in particolare: i funghi ordinari.              Da sempre, nella mia famiglia, si sono cercati e consumati solo questo tipo di funghi; mio padre mi ha insegnato a riconoscerli e a riconoscere i luoghi in cui si riproducevano; luoghi (fungaie) dove regolarmente ogni anno si perpetuava la nascita e la crescita di questi funghi. È assolutamente inutile cercare altrove, quei  funghi non nascono a caso anzi, fuori da quei posti ben determinati ne crescono sicuramente altri, ma non sono quelli giusti.                                                                                                                   “Noi abbiamo mangiato sempre e solo questi funghi” diceva mio padre, “nella nostra famiglia sono gli unici degni di considerazione”, e così nonostante molte persone, esperti compresi, elogiassero altre tipologie, la tradizione di casa nostra non ammetteva eccezioni: loro e solo loro.                                                                                       Altri funghi potevano essere anche migliori, ma per noi: loro e solo loro.                                                 Qualcuno ha detto: I primi frutti dell’orgoglio sono la tradizione ed il conformismo.                                                                                                                               Mio padre così come mio nonno, ed io dopo di loro, ci eravamo conformati alla tradizione dei nostri avi al punto che il nostro orgoglio non ci permetteva di accettare altro. Il solo pensiero di aver sbagliato a “confinare” le nostre conoscenze, non ci faceva neppure prendere in considerazione la possibilità di rivedere le nostre convinzioni  “come sapete ben annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra” … Di cose simili ne fate molte”. (Marco 7:9,13).

Per raccogliere questi funghi e poter gioire del loro buon profumo, sovente bisogna addentrarsi nella macchia, dove c’è più ombra e umidità; dove il muschio cresce rigoglioso come un soffice tappeto. Entrando in essa però, lo sguardo viene attratto e distratto da diversi fattori: le mammole dal bel colore viola; fiori a campanello sulle varie tonalità del giallo; rami secchi che possono graffiarci, così come i rovi; ragnatele che coprono il viso facendoci chiudere gli occhi; profumo di humus ecc.    La nostra attenzione quindi viene ben presto catturata e deviata fino a non farci più considerare pienamente lo scopo della ricerca.                                                            Spesso, delusi per non aver  trovato niente, si avverte forte il desiderio di uscire fuori, alla luce del sole che, contrastando con la penombra della macchia risulta a volte anche abbagliante, mentre diciamo in cuor nostro: il varco per passare liberamente è stato aperto, ritornerò fiducioso fra una settimana.

Quando però, dopo una settimana ricomincia la ricerca, molto spesso dobbiamo prendere atto degli errori commessi nella precedente perlustrazione.                                                                                              Ora che il sentiero è già tracciato, le bellezze della natura non ci condizionano più, i rami secchi li abbiamo già rimossi, abbiamo cioè liberato il campo da ogni fattore di distrazione, i funghi, che nel frattempo sono cresciuti, ci appaiono ben visibili e dall’aspetto quasi regale. La nostra gioia nel vederli è tale che niente può più distrarci e dopo averne ammirato la bellezza, e respirato a pieni polmoni il profumo che riempie l’aria, con animo lieto ci accingiamo a raccoglierli.                                                                     Ma proprio quando chinandoci avviciniamo lo sguardo al suolo, facciamo una triste scoperta: sotto il muschio, dove avevamo posato il piede la volta precedente, piccoli funghi risultano schiacciati dal peso dei passi guidati dalla nostra distrazione.                                                                                       Ci rendiamo conto in quel momento che, lasciandoci condizionare da tutto il contesto, abbiamo fatto una cosa che mai avremmo voluto fare, abbiamo cioè calpestato (umiliando) quello che era lo scopo unico della nostra ricerca.

Continua

Mag
07

Il paravento

Posted by vitavera on Maggio 7, 2009

Un uomo vittima di un incidente stradale, si trovava ricoverato in una camera di ospedale e questo gli lasciava molto tempo per meditare sulla sua vita. Infatti la sua guarigione sembrava incerta e l’idea della morte si affacciava nella sua mente. Ad un certo punto un’infermiera entrò nella sua stanza e gli sistemò un paravento intorno al letto. L’uomo capì da questo gesto, che non gli restava molto tempo da vivere ma sul muro opposto al suo letto c’era un quadro con questa scritta: “Venite a me voi tutti che siete travagliati ed oppressi ed io vi darò riposo” (Matteo 11:28)

Il suo sguardo iniziò ad andare dal quadro al paravento e viceversa e nella sua mente pensò… “andare a Gesù; non è troppo tardi per me? Quante volte ho sentito questo richiamo, questo appello e non ci ho dato peso ma oggi il tempo stringe!”. Immerso in questi pensieri esclamò ad alta voce “Signore Gesù, io vengo a te” e questo appello fu così accorato, che il suo vicino di letto pensò che delirasse.

Ma il Signore aveva ascoltato quel grido, ed immediatamente la pace scese su questo cuore, liberando la sua anima dall’angoscia.

Ma all’improvviso l’infermiera tornò nella sua stanza portando via il paravento. Si scusò con l’uomo dell’errore commesso: il paravento era per un altro malato. La donna si sentì rispondere: “ signora il suo errore mi è stato salutare!”.

Quest’uomo si ristabilì e divenne un fedele testimone della grazia di Dio che aveva perdonato i suoi peccati.

Dio infatti dice “colui che viene a me, non lo caccerò fuori!” (Giovanni 6:37)