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C’è un nome nuovo ora scritto in gloria
Posted by vitavera on Maggio 8, 2009
Di Donato Sangiovanni (1 parte)
Dal Novembre 2007, pensando a questo mese c’è una gioia in più nel cuore, mentre una riflessione costante allieta la mia mente.
Ripensando ai miei 43 anni di vita precedente, mi ritorna alla memoria un versetto biblico che medito sempre con grande ringraziamento al Signore: “in quel tempo eravate senza Dio”.
Per quanto fossi convinto di essere un buon cristiano, non avevo mai realizzato una tragica realtà: io credevo ma non sapevo.
Io sapevo in cosa credevo, ma non avrei mai pensato che quello in cui credevo non era, secondo la Parola di Dio, ciò in cui avrei dovuto credere.
Quando mi parlarono le prime volte di un Signore vivente, la logica mi portava ad intuire che il mio credo seguiva una strada sbagliata anche se a me sembrava l’unica degna di considerazione. Era la mia via e non solo, era la via che tutti seguivano e per questo non poteva essere sbagliata; la Bibbia però, nel Libro dei Proverbi al cap.14 mi avvertiva che “V’è tal via che all’uomo par dritta, ma finisce col menare alla morte”. La mente ed il cuore cominciavano a dubitare ma l’orgoglio non mi permetteva cedimenti o ripensamenti, io non mi sarei “piegato” e al contempo mi beffavo di loro dicendo: questi non capiscono niente, non riusciranno a raggirarmi, mentre una crescente presunzione mi portava a ripetermi: io sono nel giusto. Ma ancora la Parola del Signore mi parlava dicendomi che: “Chi rifiuta l’istruzione disprezza se stesso, ma chi da retta alla riprensione acquista senno”.( Proverbi 15: 32). Mentre Gesù stesso in (Matteo7:26,27) dice: “E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia… e la sua rovina è stata grande”. Versi biblici che, come tanti altri potrebbero sembrare solo belle parole o piccole pillole di saggezza, ma furono completamente chiari in una meravigliosa sera di Novembre in cui la mia vita cambiò!
Novembre è il mese autunnale in cui, per chi è nato in un paese di campagna, ci si dedica alla ricerca di una tipologia di funghi in particolare: i funghi ordinari. Da sempre, nella mia famiglia, si sono cercati e consumati solo questo tipo di funghi; mio padre mi ha insegnato a riconoscerli e a riconoscere i luoghi in cui si riproducevano; luoghi (fungaie) dove regolarmente ogni anno si perpetuava la nascita e la crescita di questi funghi. È assolutamente inutile cercare altrove, quei funghi non nascono a caso anzi, fuori da quei posti ben determinati ne crescono sicuramente altri, ma non sono quelli giusti. “Noi abbiamo mangiato sempre e solo questi funghi” diceva mio padre, “nella nostra famiglia sono gli unici degni di considerazione”, e così nonostante molte persone, esperti compresi, elogiassero altre tipologie, la tradizione di casa nostra non ammetteva eccezioni: loro e solo loro. Altri funghi potevano essere anche migliori, ma per noi: loro e solo loro. Qualcuno ha detto: I primi frutti dell’orgoglio sono la tradizione ed il conformismo. Mio padre così come mio nonno, ed io dopo di loro, ci eravamo conformati alla tradizione dei nostri avi al punto che il nostro orgoglio non ci permetteva di accettare altro. Il solo pensiero di aver sbagliato a “confinare” le nostre conoscenze, non ci faceva neppure prendere in considerazione la possibilità di rivedere le nostre convinzioni “come sapete ben annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra” … Di cose simili ne fate molte”. (Marco 7:9,13).
Per raccogliere questi funghi e poter gioire del loro buon profumo, sovente bisogna addentrarsi nella macchia, dove c’è più ombra e umidità; dove il muschio cresce rigoglioso come un soffice tappeto. Entrando in essa però, lo sguardo viene attratto e distratto da diversi fattori: le mammole dal bel colore viola; fiori a campanello sulle varie tonalità del giallo; rami secchi che possono graffiarci, così come i rovi; ragnatele che coprono il viso facendoci chiudere gli occhi; profumo di humus ecc. La nostra attenzione quindi viene ben presto catturata e deviata fino a non farci più considerare pienamente lo scopo della ricerca. Spesso, delusi per non aver trovato niente, si avverte forte il desiderio di uscire fuori, alla luce del sole che, contrastando con la penombra della macchia risulta a volte anche abbagliante, mentre diciamo in cuor nostro: il varco per passare liberamente è stato aperto, ritornerò fiducioso fra una settimana.
Quando però, dopo una settimana ricomincia la ricerca, molto spesso dobbiamo prendere atto degli errori commessi nella precedente perlustrazione. Ora che il sentiero è già tracciato, le bellezze della natura non ci condizionano più, i rami secchi li abbiamo già rimossi, abbiamo cioè liberato il campo da ogni fattore di distrazione, i funghi, che nel frattempo sono cresciuti, ci appaiono ben visibili e dall’aspetto quasi regale. La nostra gioia nel vederli è tale che niente può più distrarci e dopo averne ammirato la bellezza, e respirato a pieni polmoni il profumo che riempie l’aria, con animo lieto ci accingiamo a raccoglierli. Ma proprio quando chinandoci avviciniamo lo sguardo al suolo, facciamo una triste scoperta: sotto il muschio, dove avevamo posato il piede la volta precedente, piccoli funghi risultano schiacciati dal peso dei passi guidati dalla nostra distrazione. Ci rendiamo conto in quel momento che, lasciandoci condizionare da tutto il contesto, abbiamo fatto una cosa che mai avremmo voluto fare, abbiamo cioè calpestato (umiliando) quello che era lo scopo unico della nostra ricerca.
Continua
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